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Professione Assistenti di direzione

Vocazione Assistente di direzione

Ci chiamavano segretarie, impiegate, signorine. Ai tempi qualcuno dice era una vocazione. Il mio capo ancora oggi mi identifica come “la sua ragazza”, nonostante sia già entrata nella seconda parte degli “anta”.

È terribilmente facile sminuire il nostro valore dietro la parola vocazione e farci sentire inadeguati, accessori utili ma non indispensabili. Non lasciatevi sottovalutare.

Siate sempre consce del valore aggiunto che portate nell’ambiente in cui operate, indipendentemente che sia un’azienda familiare o una grande azienda.

L’assistente è un ruolo che si presta tanto a donne che a uomini.

Tuttavia, mentre l’assistente uomo ha sempre un carattere di prestigio, l’assistente donna riveste, nell’immaginario collettivo, una funzione più di servizio che di complementarietà.

Se poi avete la malsana intenzione di crearvi una famiglia e magari diventare madri, potreste incorrere in tristi epiloghi della vostra brillante carriera.

Ma non disperate.

Per voi, giovani assistenti, le generazioni precedenti si sono adoperate per una battaglia culturale, tuttora in corso, per riqualificare agli occhi di manager e direzioni operative la nostra insostituibile funzione. Per abbattere gli stereotipi. La vocazione per la cura e la supervisione d’insieme c’è! 

Se è vero che siamo perfette nell’organizzazione di coffe-break, colazioni di lavoro, meeting ed eventi, abbiamo dimostrato, nel corso di questi decenni, di avere una capacità di cambiamento ed adattamento a qualsiasi tipo di funzione operativa ed informatica.

Tanto che ormai nessun responsabile può più fare a meno di un’assistente che si occupi tanto della sua agenda, quanto della preparazione di presentazioni o riunioni efficaci, attraverso programmi grafici, social o software di settore.

E se è vero che la maternità ci impone qualche mese di assenza dall’ufficio, al nostro rientro avremo acquisito nuove soft skills quali la pazienza, il multi-tasking, l’organizzazione, che riusciremo a traslare dalla nostra vita famigliare all’ufficio, rendendoci più flessibili e tolleranti.

Perché assistenti si nasce e poi si può migliorare, con lo studio e l’esperienza, ma è la vocazione di mettersi al servizio degli altri che fa di ciascuno di noi un buon assistente.

Ho cominciato a lavorare a diciannove anni, appena diplomata, come segretaria di direzione.

Seguivo due area manager della direzione ricerca e sviluppo di un’azienda chimico-farmaceutica.

Ricordo che il problema maggiore fu capire come funzionava il centralino.

Cominciai come tutte le segretarie: facendo valanghe di fotocopie e sbianchettando le sbavature, che dovevano essere eliminate prima di spedire i protocolli di studio ai centri ospedalieri.

I tempi però stavano cambiando.

Dopo i primi mesi l’azienda mise a disposizione di tutte le segreterie la possibilità di corsi di Windows e programmi grafici, a discrezione dei direttori.

Si passò dalla videoscrittura all’uso del PC e gli area manager capirono che, con le nuove competenze, le segretarie potevano trasformare i dati tabellari degli studi in grafici e presentazioni con un maggiore impatto visivo.

Compresi allora che il mio ruolo di segretaria poteva essere amplificato dall’acquisizione di nuove tecnologie, competenze professionali e dalla mia capacità di rendermi utile per sgravare il mio diretto responsabile da questioni operative.

Con questa logica ricoprii tutte le mansioni successive che si presentarono nella mia vita lavorativa.

Sono stata assistente di direzione commerciale, amministrativa, controllo qualità, logistica, assistente diretta della proprietà.

Ho spaziato dal settore chimico-farmaceutico all’ambientale, dai trasporti alla meccanica; lavorando in aziende strutturate, familiari e padronali.

Sempre con lo stesso spirito di collaborazione ed operatività.

Possono chiamarmi assistente, impiegata, segretaria, signorina o “la mia ragazza”. La cultura aziendale e il termine utilizzato e le mansioni sono molto varie lo sappiamo, secondo la tipologia di azienda, soprattutto le medio piccole del nostro Bel paese. Basti vedere qualsiasi annuncio di lavoro.

La sostanza non cambia.

Assistenti sono tutti coloro che, con senso organizzativo, mettono a disposizione le loro competenze ed esperienze per agevolare i loro responsabili o la proprietà, affinché raggiungano l’obiettivo che si sono preposti.

Sono tutte quelle persone che sanno fare squadra, sono operativi, sanno prendere decisioni immediate, assumendosene le responsabilità, anche quando non sono tenuti a farlo.

L’assistente è colui o colei che fa della generosità il suo punto di forza e lo trasforma in professionalità.

E vive l’azienda in modo completo come nessun’altra professione forse ha il privilegio di vivere e osservare.

Questo il messaggio anche alle nuove generazioni che la nostra grande community ha portato avanti e continua a fare da moltissimi anni.

Avanti tutta e tutti insieme!

Paola Bergamasco