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La trasformazione digitale secondo Microsoft

La trasformazione digitale secondo Microsoft

JOB news 2018

Siamo giunti all’ultima speciale JOB news!

Per concludere ciliegina sulla torta: oggi abbiamo intervistato Stefano Longo e Alex Collina, esperti del mondo Microsoft. Abbiamo chiesto qualche anticipazione in più sulla formazione che terranno al Secretary JOB di Milano e ne abbiamo approfittato per avere una loro opinione sulla trasformazione digitale e il divario intergenerazionale.

Stefano Longo e Alex Collina Microsoft

Come verrà svolta la formazione per assistenti in Microsoft?

Stefano: Oltre ad una overview su ciò che è possibile fare con gli strumenti di produttività, vorremmo provare a coinvolgervi in delle piccole attività che vi permetteranno di praticare quanto precedentemente appreso.

Alex: La formazione verrà svolta non solamente con lezioni frontali ma anche con, ad esempio, l’analisi di vostri casi d’uso e la realizzazione di possibili soluzioni che potrete poi provare durante la giornata.

In che modo la giornata impatterà sui partecipanti e sulle aziende per cui lavorano?

Stefano: Conoscere e sperimentare quello che si è appreso per migliorare la qualità del lavoro giornaliero. L’impatto positivo è duplice, sia sulla persona sia sull’azienda.

Alex: Innanzitutto, per ottimizzare la produttività individuale e quindi permettere di fare più cose nel minor tempo, con la miglior esperienza possibile offerta dall’innovazione di Microsoft. Gli strumenti di produttività però diventano efficaci quando vengono utilizzati da tutte le persone all’interno dell’azienda, stimolando un ciclo positivo di condivisione delle informazioni e di un nuovo modo di lavorare digitale.

Secondo lei i/le Manager Assistant hanno accesso adeguato alla formazione tecnologica? Vedete anche voi l’Italia a due velocità: grandi aziende vs PMI; nord vs provincia; industrie 4.0 vs industrie non 4.0?

Stefano: A mio avviso, le persone hanno sempre la possibilità di scegliere dove investire il loro tempo. La curiosità è il motore dell’innovazione e della formazione. Conosco realtà al sud ed in provincia che sono all’avanguardia tanto quanto quelle al nord o in città metropolitane.

Alex: In questo momento c’è un problema fra quello che sono i servizi messi a disposizione dall’IT di un’azienda, ancora abituato a cicli di rilascio lunghi dettata dalle esperienze del service management degli anni passati, e quello che invece è il cambio di paradigma portato dal Cloud, dove i servizi si evolvono e vengono aggiunti con frequenza ormai settimanale.
La “consumerizzazione” di questi servizi fa sì che invece di quanto accadeva in passato, dove la tecnologia in azienda andava al passo con quella sfruttata nella vita privata, oggi non accade più, anzi, è completamente ‘rovesciato’. Le aziende faticano ad assimilare questo nuovo paradigma e ci si ritrova ad avere in ufficio tecnologie del 2007 – un po’ come avere un tradizionale telefono invece di uno smartphone nel 2018. È vero che esistono poli d’eccellenza dove vediamo grande sviluppo ma è anche vero che le aziende sono fatte di persone, il principale motore di cambiamento aziendale.

Dicotomia tra Old/New generation (il paradigma generazionale): come lavorare sul cambiamento digitale e anche sul reverse mentoring? A che punto siamo in Italia?

Stefano: Secondo me, è necessario accelerare (o innescare) un cambio culturale, dove ogni rappresentante delle diverse generazioni possa mettere a disposizione il suo bagaglio di conoscenze. Non più una dicotomia New vs Old, ma New & Old insieme per affrontare ed indirizzare le sfide quotidiane. La “Diversity” è sempre un valore e va stimolata e supportata.

Alex: Bisognerebbe incominciare, secondo me, a non ragionare più su questa dicotomia fra nuovo e vecchio – la tecnologia è ormai pervasiva nella vita privata e qualunque generazione al momento in azienda utilizza questi servizi nella propria vita privata. Bisognerebbe quindi ragionare sul fatto che non è un cambio culturale o un ‘blocker’ dovuto alla tecnologia, ma ad una tendenza dovuta ad abitudini che sono ormai innestate nel tradizionale modo di lavorare. La barriera quindi non è né tecnologica né generazionale, ma di fatto si gioca sul modellare queste abitudini mostrando come la tecnologia può essere abilitatore di innovazione e produttività, in totale sicurezza e con una gestione della governance ben pensata dall’IT.

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