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Professione Assistenti di direzione

Trasformare le criticità in opportunità

Come trasformare le criticità in opportunità?

Le criticità possono essere vissute in modo nuovo. Impariamo ad esplorarle con presenza e allineamento interiore per attivare passi concreti in direzione di una loro trasformazione e risoluzione.

Si è svolta da poco a Bologna la pillola formativa “Trasformare le criticità in opportunità“, organizzata dal gruppo Secretary.it ER nella prestigiosa sede di Confindustria Emilia Romagna.

Il lavoro dell’assistente di direzione richiede una pronta flessibilità alle varie necessità organizzative che a volte diventano vere e proprie criticità, a cui dover dare una collocazione anche a livello personale. Essendo l’assistente di direzione il fulcro e il centro pulsante di tutto ciò che ruota intorno al proprio capo, è importante che alle difficoltà si riesca a rispondere con presenza e allineamento interiore, così da governare funzionalmente gli eventi.

A guidarci sono state le coach Ilaria Buccioni di Studio Human Relations (amica della community ormai da anni) e Francesca Dragotta di Peoplerise.

Siamo partite dal chiederci quale idea abbiamo delle criticità e cosa rappresentano per noi. Una prima parte teorica ha evidenziato l’importanza del modello proattivo per reagire di fronte ad un evento, cosa o persona che non ci fa sentire bene con noi stessi (ovvero la criticità). Occorre cercare di porre uno spazio tra stimolo e risposta che ci permetta di agire consapevolmente perché, anche se la percezione è di non avere libertà di scelta, noi possiamo sempre scegliere!

La modalità pro-attiva, a differenza di quella reattiva che cerca le responsabilità all’esterno, è quella che ci permette di interagire consapevolmente con quello che ci accade. Nella modalità pro-attiva la nostra sfera di influenza è molto più ampia: noi possiamo, infatti, scegliere le parole da usare, possiamo addirittura scegliere di modificare il nostro pensiero per influenzare le emozioni che proviamo (azione). Di fronte alle criticità possiamo scegliere di stare bene, osservandole da lontano ed interrogandoci su di esse: quale domanda (di sviluppo) ci consente una reale esplorazione della criticità? Paradossalmente le criticità hanno il potere di avvolgerci e di tenerci dentro una zona di comfort. Le domande ci permettono, invece, di conoscere più a fondo la criticità, di muovere energia verso una direzione diversa ed avere, quindi, occhi diversi rispetto alla situazione.

A questo punto, Ilaria ci ha lasciato del tempo per sperimentare e, con un esercizio apparentemente banale, ci ha chiesto di pensare ad una nostra criticità rappresentandola sotto forma di disegno. La criticità è stata riprodotta su un foglio bianco ed è stata reinterpretata secondo l’umore del momento. Estrapolarla dal suo contesto ci ha permesso di decontestualizzarla e di vederla da un punto di vista diverso.

Una volta analizzata la criticità con occhi diversi, Ilaria ha spiegato l’importanza del percorso ad “U”, modello più esplorativo di approccio alla criticità rispetto al problem solving. La nostra tendenza di occidentali, quando si presenta un problema, è di cercare subito una soluzione, andando da A a B come in un processo meccanicistico. Il problem solving scompone il problema in sotto-problemi, ma il risultato è lo stesso, poiché consente di trovare subito una soluzione, dandoci l’impressione di stare meglio, ma non è detto che sia la soluzione giusta perché questa viene presa impulsivamente.

Con il percorso ad “U”, invece, si instaura un processo più riflessivo, interno – ma anche esterno – che ci permette di andare a fondo, liberandoci dei pregiudizi e riconnettendoci con i nostri valori più profondi. Dobbiamo necessariamente lasciare andare qualcosa (let go) per creare uno spazio tale che ci consenta di andare in un’altra direzione. La criticità chiede di essere esplorata a 360 gradi, con una mente aperta (open mind) e la totalità della presenza. Liberati del peso, con mente aperta (osservo nuove informazioni), cuore aperto (sviluppo una nuova visione di dialogo con gli altri) e volontà aperta (faccio emergere una concreta volontà), ci riconnettiamo con noi stessi e possiamo affrontare la criticità con serenità, cosicché possa emergere e manifestarsi una possibilità futura.

L’ultima esercitazione consisteva nel testare il percorso ad “U” lavorando in coppia: a turno ognuna di noi doveva esporre all’altra la propria criticità e l’altra agire come coach, ponendo domande mirate, senza mai dare suggerimenti e consigli. Questo esercizio doveva aiutare ad esplorare la criticità, vedendola da un punto di vista diverso ed arrivare, così, ad un piccolo passo in avanti nella risoluzione della stessa.

Alla fine dell’esercitazione ci sentivamo tutte rinfrancate, perché analizzare con gli altri ciò che per noi può essere una criticità la ridimensiona e ce la fa osservare da un punto di vista diverso dal nostro. Siamo arrivate alla conclusione che, se analizzata, la criticità non è necessariamente negativa: abbiamo la possibilità di trasformarla in qualcosa di positivo e istruttivo; attraverso le criticità si cresce!

Ringraziamo le docenti per averci consentito di sperimentare nuovi modi di vivere ed esplorare le criticità, attivando così passi concreti in direzione della trasformazione e risoluzione delle stesse. Roberta ed io siamo molto felici del successo di questa pillola e ci auguriamo che le numerose partecipanti continuino a seguire le nostre iniziative. Grazie anche a Michela Carta che ha contribuito alla stesura di questo articolo!

Le vostre RBA dell’Emilia Romagna, Samanta & Roberta

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