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Professione Assistenti di direzione

Il doppio ruolo di Piera: assistente e volontaria FAI

Nonostante il lavoro impegnativo, le ore trascorse in ufficio e l’energia spesa a gestire progetti, c’è chi non si lascia sopraffare dalla stanchezza e anzi, supporta le attività del FAI.

Piera Nocentini ci racconta in questa intervista la sua esperienza con il FAI – Fondo Ambiente Italiano – per cui è volontaria da ben 5 anni. Assistente di direzione durante la settimana e volontaria nel week-end!
Che si tratti di fare da cicerone oppure di zappare l’orto, lei non si tira indietro e si mette al servizio per la tutela dell’ambiente e del recupero del patrimonio storico-artistico.

  • Quando hai iniziato a partecipare alle attività del FAI e perché?

Ho iniziato nel 2011 in occasione delle giornate FAI di primavera, invitata da un’amica e da allora non ho mai più smesso. Adesso sono volontaria a Villa Necchi Campiglio, al Diurno di Porta Venezia, e ogni volta che serve la mia buona volontà.

  • Quali sono le cause (educazione, patrimonio culturale o tutela dei territori) che senti più importanti e più vicine a te?

Le istanze portate avanti dal FAI, tutela dell’ambiente, recupero del patrimonio storico-artistico del nostro paese, e soprattutto l’educazione alla bellezza, sono tutti valori che mi appartengono e che ritengo essere centrali per il nostro Paese. Se non ci si abitua ad osservare la bellezza che ci circonda, difficilmente ci si preoccuperà di difenderla.

  • Come fai a gestire i tuoi impegni lavorativi e al contempo partecipare agli eventi organizzati dal FAI?

L’energia che ricavo dalla mia attività al FAI mi aiuta a lavorare meglio. Più di un sabato mi sono alzata alle 6, magari per andare a spostare pietre a Punta Mesco, nel parco delle Cinque Terre. Ma poi il lavoro in armonia, il paesaggio meraviglioso, la consapevolezza di realizzare qualcosa di concreto e importante, mi fanno dimenticare la levataccia.

  • In cosa consiste il tuo aiuto? In cosa supporti il FAI?

In primis sono socia e quindi pago la mia quota annuale. Poi come volontaria, svolgo molte attività, a seconda di quello che serve di volta in volta: a Villa Necchi Campiglio racconto la storia della casa ai visitatori e così pure al Diurno di Porta Venezia. Ma sono anche andata a zappare l’orto a Villa dei Vescovi oppure ho raccontato cosa fa il FAI ai visitatori di eventi straordinari a Villa Panza o al Castello di Masino.

  • Ci racconti l’esperienza più significativa che hai vissuto e che più ti è rimasta impressa?

Le mie giornate al FAI difficilmente sono banali, ma ricordo con molta emozione la visita di una signora anziana al Diurno.
Le ho raccontato la storia del luogo e lei, con gli occhi lucidi mi ha raccontato che durante la guerra a Milano le case erano fredde, molto fredde. Così ogni tanto andava con sua mamma a quei bagni pubblici a fare il bagno. Ricordava ancora il piacere di entrare nella vasca piena di acqua calda e il caldo tepore che la circondava.

Se non ci fossimo attivati a riaprire questo spazio dimenticato, nessuno avrebbe raccontato questa piccola storia individuale, che però è anche la storia della nostra città.

  • In quale modo la tua esperienza di organizzatrice di eventi aziendali ti aiuta nelle attività che svolgi con il FAI e viceversa?

Il fatto di organizzare eventi forse mi aiuta ad avere la flessibilità e l’adattabilità a qualsiasi cosa succeda. Agli eventi FAI partecipano molte persone diverse e quindi la pazienza e la capacità di capire di che cosa c’è bisogno in un particolare momento, aiuta certamente soprattutto in giornate molto affollate, come le giornate FAI di primavera.

Quello che invece mi porto in ufficio dal FAI è l’energia, l’abitudine alla collaborazione con chi mi sta accanto, indipendentemente dal fatto che ci si conosca o meno, e il cercare instaurare immediatamente un clima di armonia.

E voi siete volontarie per qualche associazione? Cosa fate per supportare la vostra comunità? Fatecelo sapere nei commenti!