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Una segretaria che ha fatto storia... e cinema!

Una segretaria che ha fatto storia… e cinema!

Una storia d’ispirazione. Un rapporto di lealtà e fedeltà, quello che legava Churchill e la sua segretaria Elizabeth Layton, la cui biografia ha ispirato l’acclamato film “L’ora più buia”.

Già vincitore di alcuni Golden Globe, BAFTA e del Premio Oscar (come miglior attore protagonista a Gary Oldman e come miglior trucco), il film L’ora più buia ci racconta uno dei momenti più difficili della carriera di Winston Churchill e più delicati della seconda guerra mondiale. Tra i personaggi principali emerge Elizabeth Layton, la sua segretaria, una delle pochissime persone – oltre alla moglie Clementine – sui cui il primo ministro britannico poteva fare affidamento. Insieme gli sono state accanto e lo hanno sostenuto nelle ore più buie, quando il re Giorgio VI era scettico sul suo operato e il suo stesso partito complottava contro di lui per fargli firmare l’armistizio con la Germania Nazista, ovvero negoziare con il nemico dichiarato Hitler.

Il regista Joe Wright e l’attrice interprete del ruolo della segretaria di Churchill, Lily James, in diverse interviste hanno affermato che per il personaggio si sono ispirati al libro postumo di Elizabeth Layton: “Wiston Churchill by his Personal Secretary: Recollections of The Great Man by A Woman Who Worked for Him”, non solo per capirne il carattere ma anche per studiare a fondo il look dei collaboratori, così da ricreare al meglio l’essenza di questa donna.

Wiston Churchill by his Personal Secretary: Recollections of The Great Man by A Woman Who Worked for Him

Avevo letto la biografia di Elizabeth e ne ero rimasta colpita per la dedizione al ruolo, la giovane età e la relazione personale che si era creata tra lei e il suo capo. La scorsa estate, poi, sono rimasta sorpresa durante la visita delle Cabinet War Rooms di Londra, il bunker sotto Whitehall, dove Churchill e il Gabinetto di guerra si riunivano e dove è stato girato gran parte del film: nell’audioguida, erano spesso riportate citazioni di Elizabeth e di altre sue colleghe, insieme a quelle dello staff di ammiragli e generali che collaboravano gomito a gomito con il primo ministro.

Elizabeth era quindi un personaggio importante al n.10 di Downing Street, sebbene sui libri di storia non si parli di lei. Era sempre accanto a lui nella stesura dei suoi discorsi, giorno e notte, e indubbiamente svolse un lavoro enorme e fondamentale all’ombra del grande statista.
Iniziò a lavorare con Churchill alle 10.30 di sera verso la fine di giugno del 1941, quando fu chiamata per la dettatura di un testo. Non ci furono saluti e convenevoli, Churchill non amava le facce nuove e cominciò subito a dettare. Le macchine per scrivere erano state tutte appositamente adattate per non fare rumore – racconta Elizabeth – e durante il suo primo incarico fece un errore: usò l’interlinea uno e non due, come voleva il politico, per cui fu cacciata dalla stanza con una sfilza di improperi.

Fu comunque richiamata alcuni giorni dopo per una dettatura, compito sempre temuto, perché a volte era difficile interpretare correttamente le parole del politico britannico: Churchill biascicava un po’, a causa dell’immancabile sigaro in bocca. Una volta, per l’agitazione, scrisse “perverted” (pervertito) invece di “perfervid” (fervidissimo), riferito al ministro dell’aviazione. Altro fattore a suo svantaggio erano le poche informazioni che aveva sul carattere “vivace” del suo capo e sugli intrighi del mondo politico inglese: nata nel Suffolk, si era trasferita con i genitori in Canada per poi tornare in Inghilterra.

Le invettive e le lamentele di Churchill continuarono, ma Elizabeth non dubitò mai che stesse lavorando per un grande uomo in un momento di enorme pressione. A volte la teneva sveglia fino alle 4.30 del mattino: Churchill aveva l’abitudine di dettare direttamente dal suo letto, in auto sugli aerei, oppure mentre passeggiava in giardino. Si rendeva conto dello sforzo che le chiedeva, pregandola di non far caso ai suoi stati di irritazione e dicendole – quando la vedeva particolarmente stanca – “we must go on and on like gunhorses till we drop”.

Potremmo oggi definire Churchill un capo “difficile”? Ovviamente, sì. Nel suo libro, Elizabeth racconta anche diversi aneddoti e fatti quotidiani della sua vita da segretaria. Ad esempio, quando cominciarono i bombardamenti a Londra si rifiutò di abbandonare il lavoro e di andare al rifugio e si offrì coraggiosamente di accompagnare il capo anche nei suoi viaggi. Il lavoro, come accade in tutte le missioni all’estero, era più gravoso: “Gee, are you crazy?”, le chiese una guardia alla Casa Bianca quando la vide rientrare alle 4.30 del mattino dal lavoro, aggiungendo “All american girsl went home 12 hours ago”.

Elizabeth Layor, segretaria Winston Churchill

Ebbe tuttavia l’onore di incontrare presidente Roosevelt che le disse: “I think it’s time I met you”. Dopo essere stata obbligata a partecipare a una cena in Crimea, al termine Churchill stesso si alzò e propose un brindisi per lei: “Miss Layton, the only lady present”. Nella stessa occasione un generale russo, forse un po’ brillo, tolse dei fiori dal vaso e glieli posò in grembo, invitandola – dopo i ringraziamenti – a successivi brindisi finché non fu salvata da un membro dello staff inglese.

Dopo la fine della guerra, Elizabeth rimase con Churchill anche durante il breve governo di coalizione e pianse con lui per la sconfitta subita alle successive elezioni generali. Lasciò in seguito il lavoro e si trasferì in Sudafrica insieme al marito, un soldato che aveva conosciuto a Londra dopo il suo rilascio dal campo di prigionia.

Nel 2005, in occasione dell’apertura al pubblico delle Cabinet War Rooms, fu la prima persona che venne presentata alla regina: le due Elizabeth ebbero un rapporto particolare, come capo una e come mentore l’altra, con l’uomo che nell’ora più buia rilanciò l’orgoglio di una nazione in ginocchio e cambiò il corso della storia.

Morì nel mese di ottobre del 2007 in Sudafrica e non riuscì a leggere la nuova versione del suo libro, che fu pubblicato poco tempo dopo. Lo ha lasciato a noi (per fortuna!) e ha ispirato il regista Joe Wright per creare un film da Oscar.

I tempi cambiano e la segretaria, oggi, è diventata nella maggior parte dei casi assistente ma indubbiamente non ha perso il #secretarypower!

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