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L'avventura di Massimo-assistente di direzione in Deutsche Bank

L’avventura di Massimo: assistente di direzione in Deutsche Bank

Come svolge Massimo il ruolo di assistente di direzione? Come si rapporta con le colleghe? Scopriamolo in questa intervista.

Probabilmente avrete letto l’intervista a Tommaso, assistente della community. Le sue parole avevano provocato non poco rumor tra le amiche di Secretary.it… Non abbiamo spesso la fortuna di avere un punto di vista maschile!

Massimo Fiorani - CEO assistant Deutsche BankIn questo ruolo, secondo Tommaso, il lavoro degli uomini si differenzia da quello delle donne per l’approccio: le assistenti tendono ad essere più emotive e sensibili. L’uomo no. Si lascia poco condizionare e pensa solo a portare al termine il suo compito.

La penseranno come lui anche gli altri assistenti di direzione?
Ebbene, abbiamo intervistato Massimo, assistente del CEO in Deutsche Bank, per avere anche la sua opinione e scoprire perché ha scelto questo lavoro.
Un uomo concreto, che va dritto al punto. Ma lasciamo a lui presentarsi.

Cosa ci racconti della tua esperienza in Deutsche Bank?

Ho iniziato in azienda nel 1990, prima con il Servizio Immobili, poi passando per le varie Unit e infine dal 2005 faccio parte della segreteria del CEO.

Oltre al ruolo di assistente, sono molto partecipe nel mondo della “Diversity”, membro di DB Pride dalla sua costituzione dal 2013. Faccio anche parte dello Steering Committee dell’Italy Women Network, poi dbMORE dal 2016.

Come sei diventato assistente di direzione?

È nato tutto per caso. Nel 2005 abbiamo avuto alcuni cambi del vertice aziendale; la Personal Assistant del CEO cercava una persona da crescere in segreteria, il precedente capo del personale mi contattò e mi fece la proposta. Accettai e da quel giorno iniziò la mia nuova avventura come assistente di alta direzione.

Come ti approcci a questo ruolo?

Con molta naturalezza e semplicità!
All’inizio ho riscontrato alcune difficoltà: il ruolo di assistente era sempre visto solo al femminile. Piano piano, relazionandomi con le colleghe, hanno compreso che in effetti lavorare con gli uomini era più facile e sbrigativo.

Qual è il rapporto con le colleghe, quasi esclusivamente donne?

Direi ottimo.
Nutriamo stima reciproca e soprattutto rispetto. Il nostro ruolo ci vede ogni giorno sempre in competizione, quindi essere di supporto uno con l’altro ti porta a lavorare meglio e ad ottenere ottimi risultati.

Quali sono secondo te le differenze tra un’assistente donna ed uno uomo?

Le differenze secondo me stanno per lo più nell’approccio. Noi uomini affrontiamo il quotidiano, e soprattutto il modo di relazionarci, in modo più tranquillo, più easy e meno di petto… Le differenze le creiamo noi!

Saresti ben disposto a lavorare con un capo donna?

Sì mi piacerebbe molto, direi ancora più stimolante.

È sempre interessante sentire un punto di vista maschile ed avere un quadro più completo sul ruolo… Assistenti uomini uscite dal guscio e raccontate la vostra esperienza alla community!

2 Responses

  1. Mara

    Avevo apprezzato l’intervista a Tommaso, con alcuni alti e bassi comuni ad ogni pensiero che non sia il nostro, mi erano piaciute le sue parole descrivendo il suo approccio “formale ed esecutivo”.
    Un po’ meno forse la generalizzazione sulle colleghe donne, generalizzare è spesso sbagliato e ci porta a creare dei pregiudizi sulle persone, errore quasi fatale per chi come noi svolge un ruolo in cui i rapporti fanno la differenza tra l’essere una spalla che risolve i problemi ed una spalla che esegue.
    Siamo sicuramente emotive, chi più chi meno, a volte insicure -anche qui inserirei una svariata gradazione di grigi- ma sicuramente tutte quante siamo dei mastini a portare a termine quanto ci viene assegnato o ci siamo assegnate, altrimenti non saremo in grado di fare questo lavoro.
    Massimo afferma che molte si sono accorte che lavorare con gli uomini era più facile e sbrigativo? Mi dispiace leggere che su 6 domande a Massimo, 4 siano sulla differenza tra come lavorano gli uomini e le donne e che sia emerso così poco come figura manageriale, sicuramente di altissimo livello. Avrei preferito leggere quando ha realmente capito che era il ruolo adatto a lui, quando si è sentito sconfortato, se si è mai chiesto se questo lavoro ha trovato lui o se realmente lo ha scelto, quali sono le gratificazioni più grandi, qualche consiglio per i colleghi più giovani (maschi o femmine che siano). Basta allargare il divario, è un ruolo anche per uomini? Certo, e non sono né meglio né peggio, non sono più easy, più tranquilli e non è più facile lavorare con loro. Ho letto la storia di Massimo, di Tommaso e vorrei leggere quella di Luigi, di Andrea, di Carlo e tanti altri chiedendogli i loro punti di forza senza sentirmi dire quali sono i miei punti di debolezza, perché vorrei assomigliare a loro, come a tante altre donne che sono per me un esempio e a cui punto per cercare di migliorarmi ogni giorno.

    1. Massimo

      Gentilissima Mara,
      la complessità dei contenuti del ruolo e delle relazioni è stata la spinta ad accettare 13 anni fa questo lavoro, un tempo riservato a figure femminili. Infatti il lavoro di Alta Direzione ti apre a un mondo completamente diverso, ti porta ad avere competenze relazionali sofisticate e grande adattabilità. Necessariamente anche la forza interiore di affrontare la giornata che ci vede spesso interagire con figure forti e non facili.
      Io reputo che oggi questo sia un ruolo adatto anche agli uomini (un nostro Manager Globale ha spesso richiesto Assistenti uomini) spero che come me e Tommaso ci siano altri “Assistenti di Direzione” disponibili a condividere il loro punto di vista.
      Un caro saluto Massimo

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