Secretary.it la community dedicata alle assistenti di direzione

Professione Assistenti di direzione

Le donne e l’inganno della libera scelta

Tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, l’occupazione femminile ha perso 470 mila posti di lavoro, per un calo annuo del 4,7%. Vuol dire che, su 100 posti di lavoro persi, il 55,9% sono delle donne. (Fonte: Rainews.it) E non sto qui a sviscerare i numeri riguardanti la violenza sulle donne, che considero comunque il risultato finale della disuguaglianza di genere.

Questa mattina, leggendo questi dati, sono rimasta scioccata, ma ahimè non sorpresa, che è anche peggio. Andiamo ad analizzare quante di noi si sono trovate di fronte ad una scelta che – siamo sincere – gli uomini non hanno mai dovuto prendere in considerazione, che ha segnato la nostra vita, ovvero: famiglia vs carriera?

Non chiamiamola libera scelta, perché non lo è! Se si spende più di babysitter di quanto si guadagna il gioco non vale la candela. A questo si aggiunge la crisi derivata dalla pandemia: quante rinunce e dimissioni provocherà? All’interno di una coppia, in assenza di scuola o altri servizi, chi rinuncerà al lavoro se non chi ha una retribuzione più modesta ed un contratto meno sicuro? Non è difficile dare una risposta purtroppo. Si tratta di fare sacrifici e non scelte! Eppure, secondo uno studio del World Economic Forum, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro farebbe crescere il PIL mondiale fino al 35%. Il governo Conte ha garantito che destinerà parte del Recovery Fund per implementare il lavoro delle donne.

Che siano esse parole al vento o una missione possibile, la cosa che mi sconcerta è che nel 2020 dobbiamo ancora affrontare e creare politiche ad hoc per una parificazione lavorativa tra generi e annullare il divario, di circa il 59,6%, del reddito medio rispetto agli uomini. Dovrebbe essere un diritto inalienabile. Ma così non è, dato che ancora oggi il 51% degli italiani ritiene giusto che il ruolo primario della donna sia occuparsi della cura della casa e dei figli. Il 51%!

Sono retaggi culturali duri da sradicare, di modelli organizzativi socioeconomici che hanno sempre visto la donna relegata a ruoli di subordine. Sono pregiudizi, ben più potenti del concetto di stereotipo. Non se ne sta facendo una “questione femminile”, non è una crociata contro la posizione che occupano gli uomini nella società. E’ dagli albori della nostra civiltà che combattiamo per ottenere ciò che all’altro sesso non è stato mai negato. Abbiamo continuato a lottare negli anni per ottenere qualsiasi altra forma di diritto.

E noi, cosa facciamo oggi? Dobbiamo comprendere che iniziare a prenderne consapevolezza è il più grande inizio, tendere a creare una società in cui donne e uomini siano consapevoli della loro pari dignità. Essere noi stesse, nel nostro piccolo, fautrici del cambiamento. Eroine dei tempi moderni. Non lamentiamoci che le cose non vanno bene se poi non siamo disposte noi, in primis, a combattere per cambiarle.

Io, per prima, ho dovuto scegliere, in quanto mamma separata di un bimbo di 9 anni, un lavoro part-time che mi permettesse di gestire il binomio casa-lavoro senza scontentare nessuno. Il risultato qual è stato? Che la “scontenta” ero io. Non mi stava bene, non mi sta bene, voglio di più! E se sono qui ora a dirvi questo è perché lotto giornalmente contro ogni forma di discriminazione di genere. Lotto affinché il mio lavoro da assistente, venga riconosciuto e non denigrato. Lotto per crearmi una posizione a prescindere dal mio lavoro e farmi spazio in un mondo che fino a poco tempo fa era per me fonte di ansia ed insicurezza. Lo faccio io, potete farlo benissimo anche voi. Con tutta la forza, l’intensità e la caparbietà che ci contraddistingue e ci rende speciali. Piccoli passi che portano al cambiamento di lungo periodo.

“L’autentica rivoluzione è quella dello spirito, nata dalla convinzione intellettuale della necessità di cambiamento degli atteggiamenti mentali e dei valori che modellano il corso dello sviluppo di una nazione.” (Aung San Suu Kyi)