Secretary.it la community dedicata alle assistenti di direzione

Professione Assistenti di direzione

Inglese vs italiano: comunicare con chiarezza

Inglese vs italiano: comunicare con chiarezza

Communication Skill, Effective Communication e Public Speaking: come districarsi nella jungla della comunicazione tra inglesismi e tecnicismi inutili!

Give it today and give it tomorrow!

Qualche tempo fa in rete girava un simpatico dizionario Totti/Inglese che così traduceva alla lettera l’intraducibile espressione romanesca “daje oggi e daje domani”.

Spesso troppe traduzioni in inglese ci fanno perdere di vista il vero senso delle cose, conferendo ad argomenti più che noti un alone di mistero che li rende forse all’apparenza più appealing – ecco lo sapevo ci sono cascato anch’io, meglio dire interessanti – ma contestualmente ce ne fa cogliere meno l’essenza reale, creando una sensazione di qualcosa destinato solo a pochi fortunati eletti.

Un esempio assai calzante viene dal mondo della comunicazione: si parla sempre più spesso di effective communication, negotiation skills, conflict management, public speaking… Ma sappiamo davvero cosa c’è dietro a questi titoli roboanti?

Il Public Speaking è utile solo a chi deve tenere conferenze e meeting oppure si tratta di un concetto molto più ampio ma in fondo assai semplice?

In realtà la comunicazione e la negoziazione, la gestione dei conflitti sono temi che dobbiamo essere in grado di gestire, sia pur con sfumature diverse, anche nella vita di tutti i giorni. Sono le relazioni che intratteniamo quotidianamente, sia durante la giornata lavorativa che in famiglia o nella nostra vita privata.

E non si possono affrontare certe situazioni d’istinto, pur esistendo persone che hanno una maggiore predisposizione alla gestione delle relazioni interpersonali: le persone che sostengono di essere pure, di parlare senza filtri e di dire e fare le cose come le sentono, consapevolmente o inconsapevolmente, mentono. Nessuno è o può permettersi di essere – aggiungerei per fortuna – spontaneo al 100%: le nostre relazioni e la nostra vita sociale ne risentirebbero di certo e non poco.

Quindi conoscere le tecniche, saper utilizzare le sfumature della nostra ricchissima lingua, scegliere il momento giusto per avanzare una richiesta sono preziosi alleati della nostra vita professionale e personale.

Il primo passo per operare qualunque cambiamento è la presa di consapevolezza e successivamente è assai importante avere una buona conoscenza del nostro interlocutore. Questo non significa ottenere Master di comunicazione o diventare oratori tali da far impallidire Cicerone. Facendo un esempio, per essere in grado di guardare ed apprezzare uno sport non devo per forza essere selezionato per le Olimpiadi, così come per poter apprezzare un cibo non devo imprescindibilmente aver vinto Masterchef.

Ogni giorno parliamo con altre persone e dobbiamo trasferire contenuti e messaggi nel miglior modo possibile per tutelare ora i nostri interessi, ora quelli dell’azienda, ecc. e ci rapportiamo con tanti interlocutori, soprattutto durante riunioni e meeting aziendali.

Istintivamente, quando ci presentano qualcuno, scegliamo la distanza da tenere, come porgere la mano, come dosare la stretta, quali parole proferire e con che tono, ecc.

Una conoscenza dei principi base di questi temi ci permetterà inoltre di limitare i rischi legati all’emotività. Ricordo a tal proposito due episodi eclatanti: circa un anno fa durante un convegno, dopo due interventi che non si distinguevano per efficacia e brillantezza, ho potuto assistere allo speech quasi perfetto: giusta durata, buon ritmo, solidi argomenti, il tutto accompagnato da una corretta gestualità per sottolineare, con un altrettanto buon utilizzo della voce, i concetti più importanti. Anche la capacità espositiva, la gestione dello sguardo ed il vocabolario erano assolutamente appropriati… Peccato che il tutto fu rovinato sul finale da un congiuntivo fantozziano che, inatteso e totalmente fuori contesto, letteralmente demolì l’autorevolezza del malcapitato speaker.
Ricordo altresì una persona che, nel corso di un importante meeting, dopo aver terminato il suo intervento e su insistenza del moderatore che lo richiamava al rispetto del tempo, si girò per porgere il microfono alla persona che attendeva di intervenire esclamando: “Ora finalmente ho terminato e posso passare la parola al mio didietro”.

Ma quali sono le espressioni in inglese di cui non potete fare a meno? E quali quelle che proprio detestate? Ditecelo nei commenti!

1 Response

  1. Federica Papotti

    Non posso fare a meno della mia “TO DO LIST” con relative “TOP PRIORITY”
    Detesto il “BUDGETTIZZATO “ e ancor più lo “SKILLATO”

Leave a Reply