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Le donne dopo il femminismo, cosa è cambiato?

Un giorno di ordinario femminismo. Riflessioni e considerazioni di Alessia, assistente della community, sul ruolo della donna nella società, a partire dalle esperienze personali.

Lunedì 23 gennaio, alle 18, alla sede RAI di viale Mazzini si è tenuta la conferenza di presentazione dell’ultimo numero di Aspenia “Le donne dopo il femminismo”.

Essere alle 18 in RAI significa partire da Laurentina massimo alle 17, quindi uscire nettamente prima dall’ufficio: può essere un problema se il mio CEO deve partire per Milano il giorno dopo, l’agenda non è ancora definita e soprattutto il volo non è ancora stato acquistato.

Per il mio AD non è un problema: sa che se non ci sono per un paio d’ore, mi trova dopo. Ho smartphone, notebook, whatsapp e soprattutto tanta memoria. Mi chiama alle 18.30, in piena conferenza. Lo richiamo un’ora dopo e nell’atrio della RAI contatto la compagnia aerea, compro il volo per il giorno 24/01 alle 16, faccio il mobile check-in e glielo mando. La mattina del 24, in ufficio, avrò tutto il tempo per stampare e aggiornare la solita cartellina che preparo per ogni viaggio.

Il panel, come la platea, è composta da tantissime donne; c’era da aspettarselo e sono estasiata dal livello di concetti che queste professioniste stanno trattando. Scopro che il presidente RAI, Monica Maggioni, è una persona dolcissima: è agguerrita, parla senza peli sulla lingua, non lascia spazi ad ambiguità e con dei modi molto delicati. Conosco anche Margherita Boniver che è divertentissima; è in platea seduta davanti a me, si gira e mi commenta ogni intervento: sagace, spiritosa, irriverente.

Poi eccolo, lo aspettavo ed il momento è arrivato per entrambi gli uomini seduti al tavolo della conferenza. La battuta sulla superiorità negata della donna. L’ovvietà del discorso da bar dello sport o da populismo, se vogliamo essere più alla moda. Segue rivolta in sala nel caso dell’intervento di Jacopo Morelli, gelo sulla chiusura del giornalista Franco Di Mare.

Mio marito porta il bimbo al nido. Lui cucina. Io lavo e stiro; le pulizie ce le dividiamo. Non ho paura a girare di sera o di notte: prendo le dovute precauzioni, ma non ho paura. Il cambio culturale siamo noi: Marta Dassù (…wow…che bello sentirla parlare, che finezza di analisi) ha ragione. Questo post-femminismo è una battaglia che si deve combattere per il futuro della nostra società, per renderla più dinamica e flessibile, più paritaria e più ricca.

Per fortuna Linda Lanzillotta, vicepresidente del Senato, mette un punto fermo: c’è stato un lungo ciclo di crescita del ruolo famiglia, della divisione sociale ed economica al suo interno. Ed è vero che un maggiore potere economico per la donna (cioè, lavorare fuori casa) le dà più potere contrattuale all’interno della famiglia. Naturalmente la crisi intervenuta ha cambiato la scala delle priorità, abbassando il livello di scelta, ma ci sono dei punti fermi. Ricordiamoli sempre.

Anche Monica Parrella, figura apicale per le pari opportunità nel Governo, sostiene che non siamo più in ambito di femminismo, ma di pari opportunità: lavoro agile, campi estivi su materie STEM, educazione, intervento legislativo su una vera necessità antropologica.

Lavoro in un’azienda digital. I nostri “tech” sono metà uomini e metà donne: coding, business data analysis, mobile marketing campaign con Google e Facebook, etc etc.

Ci sono, ahimè, i consueti dati allarmanti per la carriera delle donne: la bella crescita manageriale ha una brusca battuta d’arresto tra i 30 e i 40 anni. Eh si, siamo noi che facciamo i figli. E siamo noi che perdiamo o lasciamo il lavoro per seguire i figli, perché la famiglia diventa il surrogato del welfare che non funziona. Perché, come ci fa notare la politologa Sofia Ventura, se la famiglia costituisce un’immagine di forza per il politico uomo, è una debolezza per il politico donna.

Sì, conosco molto bene la storia di A., che ha perso il lavoro dopo la seconda maternità e ancora tutti, attoniti, ci stiamo chiedendo perché.

È vero che la scelta di non fare figli scaturisca anche da queste considerazioni? Di certo è vero che il declino demografico è declino sociale ed economico.

La mia amica M. non vuole figli, non so perché, è un tema troppo delicato e non chiedo. La ammiro: tutti si aspettano che lei ne faccia, non è facile portare avanti una scelta del genere quando tutta la società te lo chiede (ma dopo che hai scelto ti abbandona, siamo sinceri!).

La dolcezza di Gabriella Porcelli, il direttore legale di Philipp Morris e membro del board di ValoreD, mi ha colpito per un altro aspetto: sostiene che il nuovo modello di leader deve essere creato a livelli più bassi rispetto a quelli presidenziali; che l’inclusione dei vari soggetti debba muoversi a livelli di middle management, che serve una buona dose di solidarietà (femminile e non) per regalare il proprio tempo ai più giovani, alle donne e alle giovani donne per raccontare loro esperienze positive.

La solidarietà femminile esiste, voglio crederlo! Il rispetto delle necessità degli altri esiste. Proprio oggi il mio AD mi ha chiesto di spostare una riunione alle 18, nella quale partecipa anche L. Impossibile: L. deve uscire al massimo alle 18. L. potrebbe essere un uomo o una donna, vivere a Roma con una rete famigliare vasta o ristretta. Chissà. Alle 18 deve uscire, questo è quello che interessa a me come responsabile di organizzazione di agenda. Siamo noi che cambiamo le mentalità.

La docente di politica economica Veronica De Romanis mi è piaciuta tantissimo: la sua idea è che per rompere il tetto di cristallo e per invertire i dati negativi di partecipazione delle donne al mondo del lavoro siano utili delle distorsioni legislative per riparare una situazione molto distorta. Queste distorsioni devono essere temporanee, così che, introducendo quasi forzatamente la donna nel lavoro, il lavoro si accorga che senza di lei tutto funziona peggio! La distorsione diventa cambio accettato di prospettiva.

Finito il convegno e sistemata la questione del volo, devo tornare a casa da sola, perché qui mi ha accompagnato un’amica. Prendo il car sharing più vicino, guido sui sanpietrini lavati dalla pioggia in una città resa ancora più bella dal baluginio delle luci riflesse dall’acqua, salgo a casa di corsa. Mio marito sta ninnando il nostro bambino, che si addormenta per bene solo dopo essersi assicurato che la sua mamma è tornata a casa alle 21.
Ceniamo con degli avanzi…

…dopo una giornata di lavoro come assistente, di auditrice ad un convegno, di guidatrice sola e serale, di abbracciatrice finale, di scaldatrice di minestra.

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