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Professione Assistenti di direzione

Great Place to Work®

Great Place to Work®: intervista al Presidente Andrea Montuschi

“Il ruolo delle assistenti è simile a quello del facilitatore di un workshop: non si tratta di trasmettere contenuti, bensì di fare in modo che il team lavori in modo efficiente e senza preoccupazioni.”

Per questa edizione del Premio Assistente dell’Anno abbiamo coinvolto il prestigioso Great Place to Work® Institute perché crediamo fortemente che una brava assistente di direzione sia in grado di facilitare la creazione di un buon ambiente di lavoro.
Abbiamo intervistato il Presidente della Giuria tecnica di quest’anno che insieme agli altri giurati e alle votazioni “popolari” decreteranno l’ADA – Assistente dell’Anno – 2017. Stiamo parlando di Andrea Montuschi, Presidente di Great Place to Work® Italia!

Credibilità, rispetto, equità, orgoglio e coesione: sono le 5 dimensioni del modello di Great Place to Work®, può spiegarcele molto ma molto brevemente?

Il nostro modello, nato negli Stati Uniti in modo empirico nel 1991 e successivamente validato a livello internazionale, si basa su un assunto fondamentale: gli ambienti di lavoro eccellenti hanno come caratteristica comune la fiducia fra le persone, sia a livello di colleghi, sia fra manager e collaboratori. Le cinque dimensioni rappresentano i diversi tipi di relazione che si instaurano al lavoro e che, insieme, concorrono a creare un clima di fiducia – per questo motivo il modello di Great Place to Work® prende il nome di Trust Index©.

In particolare, le prime tre (Credibilità, Rispetto ed Equità) si riferiscono alla relazione fra Responsabili e collaboratori e misurano elementi quali la comunicazione interna, la competenza, l’etica, il coinvolgimento, l’attenzione alle persone, l’imparzialità. La Coesione si riferisce invece ai rapporti fra le persone in termini di senso di squadra, supporto reciproco, voglia e capacità di accogliere i nuovi arrivati. L’Orgoglio è la dimensione che ha forse meno bisogno di spiegazioni, ma vale la pena ricordare che nel nostro modello misuriamo l’orgoglio sia a livello aziendale, sia a livello individuale e di gruppo di lavoro. Per avere un clima interno ideale è infatti importante sviluppare un senso di appartenenza e di attaccamento anche per la propria professione e per i risultati del proprio team. Mediamente, la dimensione dell’Orgoglio è quella che ottiene i risultati più alti, in quasi tutte le aziende.

Ci può fare qualche esempio su come, secondo lei, le assistenti possono facilitare la creazione di un ambiente di lavoro sereno?

Il ruolo delle assistenti è simile a quello del facilitatore di un workshop: non si tratta di trasmettere contenuti, bensì di fare in modo che il team lavori in modo efficiente e senza preoccupazioni. L’assistente ideale, a mio avviso, è poco invasiva ma sempre presente e proattiva, riesce a semplificare i processi interni e consente ai manager di concentrarsi sul loro core business. In questo senso, potremmo affermare che il ruolo di un’assistente è necessario – seppur non sufficiente – per la creazione di un ambiente di lavoro eccellente. Aggiungo che, in quanto membro di un gruppo di lavoro, ogni assistente ha anche il ruolo di team-member e in quanto tale può e deve contribuire al clima interno con un atteggiamento positivo e di supporto, come tutti gli altri colleghi.

Quanto incide la formazione sulla soddisfazione di un dipendente? Di conseguenza, ritiene che le aziende dovrebbero autorizzare le loro assistenti a partecipare al Secretary Day e investire in questa giornata?

Una volta soddisfatti fattori igienici quali lo stipendio e la sicurezza professionale, lo sviluppo è forse la principale leva motivazionale per i collaboratori. Ciò è particolarmente vero in un momento storico come quello che stiamo vivendo, caratterizzato da grande incertezza e dalla necessità di essere facilmente ricollocabile. Ma lo sviluppo professionale non va visto solo in chiave di “rete di salvataggio”: serve anche per accrescere la realizzazione personale e per venire incontro alle esigenze della popolazione di cui si parla maggiormente oggi, che è anche quella con le aspettative più alte proprio nell’area dello sviluppo. Mi riferisco ovviamente ai Millennials.

Ritengo quindi molto importante che le aziende garantiscano alle assistenti opportunità di formazione e di scambio (che è pure un modo per crescere), quali il Secretary Day.

In quanto Presidente di giuria del Premio Assistente dell’Anno, cosa deve emergere per lei nell’elaborato della candidata per meritare il suo voto?

Il mio voto andrà alle candidate che dimostreranno di avere a cuore le persone più dei processi, che sapranno mostrare esempi concreti di umanità, di collaborazione, di voglia di essere un valido aiuto per i propri manager e per i colleghi, anche andando oltre i rapporti gerarchici. Voterò anche chi mi farà capire di credere davvero nell’importanza di un ambiente positivo per raggiungere gli obiettivi aziendali e chi avrà compreso di essere un fondamentale tassello all’interno del puzzle chiamato “Clima organizzativo”.

 

Andrea Montuschi - Presidente Great Place to Work®

Andrea Montuschi
Presidente del Great Place to Work® Institute Italia

La sua carriera inizia a Londra nel 1997 in un’azienda specializzata in employee survey. Dal 2003 lavora a Milano come consulente, negli ambiti Market research, Creativity, HR. Le sue principali aree di competenza ruotano intorno alle employee survey: progettazione, analisi di clima, consulenza, action planning.
Per alcuni anni ha contribuito da volontario come clown negli ospedali, ma dal 2006 la sua passione e il suo hobby principale è diventato il teatro di improvvisazione.

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