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Dress code: fino a che punto vale la libertà di espressione?

Dalla decapitazione alla rivendicazione della propria libertà di espressione, una riflessione sul significato di “dress code” oggi.

Dress code: eleganza versus…

…modernità, trasgressione, ostentazione, estro, leggerezza, incoerenza, inconsapevolezza e chi più ne ha, più ne metta. Parlare di dress code oggi è sempre più difficile, in virtù della libertà di costumi diffusa nella nostra società. Per libertà dei costumi non s’intende qui dissolutezza ma un’oggettiva rivendicazione della libertà di espressione personale attraverso il look. Spero, in questo contesto, di stimolare una semplice riflessione in merito.

Il codice di abbigliamento non è un’invenzione dell’era moderna, come qualcuno potrebbe pensare ma, al contrario, la naturale conseguenza di uno dei primari ed istintivi bisogni dell’uomo: riconoscersi nel proprio gruppo di appartenenza e contemporaneamente distinguersi dagli altri. Il bisogno di accettazione all’interno di un gruppo sociale è evidente anche in tribù che non sono mai state toccate dal progresso: decorazioni, piume, scarificazioni presso africani, indiani e aborigeni, lo confermano. Alla corte di Francia, solo i reali potevano indossare i tacchi alti e rossi, così come lo strascico delle dame aveva una lunghezza ben precisa a seconda del proprio rango. In alcuni periodi, trasgredire il dress code poteva costare il confinamento o addirittura la morte. E tutti lo sapevano. Chi si ricorda invece che in Italia, ancora nel ‘900 inoltrato, i bambini maschi non indossavano i pantaloni lunghi? E che la camicia bianca per l’uomo è destinata solo alla sera, così come il nero anche per le donne? Mentre oggi si indossa l’abito lungo con le sneakers. I tempi cambiano e la decapitazione è scongiurata.

Ora il dress code è inteso più come un insieme di regole vestimentarie atte a presentarsi in maniera adeguata a una specifica situazione, con variabili, eccezioni e segnali di ragionevole tolleranza. Rimane il fatto che non esiste eccezione senza regola.

A questo punto, la domanda da porsi in ogni singolo frangente è: quale può essere il prezzo di un’eventuale trasgressione? Sguardi interrogativi o disgustati, semplici sorrisi, rimproveri sul posto di lavoro, esclusione da eventi sociali e molto altro. Qualcuno ne rivendica l’ingiustizia ma il fatto che siamo animali sociali non si discute ed è innegabile che noi tutti giudichiamo le persone nella loro totalità, immagine compresa (pur sapendo che la prima impressione potrebbe essere smentita in un secondo momento). Sappiamo anche benissimo che un aspetto adeguato ci aiuta a conquistare fiducia e consensi, aprendoci più facilmente le porte di questo mondo.

Resta da chiedersi dove porterà l’inarrestabile evoluzione dei costumi: il dress code resisterà alla barbarie del nostro tempo? Io non so davvero cosa aspettarmi.

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