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caldo

Real life: un caldo consiglio e un’assistente alla prova

Caldo, ultimo consiglio di luglio e diverse esigenze. La ricetta perfetta per un disastro, ma una brava assistente riesce sempre a trovare una soluzione!

L’ultimo consiglio prima delle vacanze è sempre un momento molto delicato.

La giornata si preannuncia torrida, come lo può essere la pianura padana in estate, col cielo bianco di umidità ed un sole malato che non da tregua. 35 gradi all’ombra – vento assente.

Visto l’ordine del giorno, so che anche il Consiglio sarà caldo e che si farà tardi.

Preparo con cura la sala per ultima cosa, l’acqua a temperatura ambiente già sistemata nei posti fissi che i consiglieri si sono scelti, quella gelata posizionata strategicamente sul tavolo, il vassoio con le bibite, le cartelline…

Il grande tavolo antico troneggia nella sala, circondato da confortevoli poltrone di pelle nera. Un rapido colpo d’occhio. E’ tutto a posto. Il condizionatore ronza, la tecnologia funziona.

I consiglieri arrivano alla spicciolata, “beata lei che è qui al fresco” mi salutano, già, ho saltato il pranzo per finire tutte le presentazioni.

Servito il caffè finalmente li chiudo dentro, ed assaporo le prossime due ore in cui potrò concentrarmi sulle cose da fare. Dopo pochi minuti, invece, mi chiamano.

Un Consigliere mi chiede di spegnere l’aria condizionata, che gli arriva proprio sul collo. Vedo il bagliore di sconforto negli occhi dei componenti del collegio sindacale con le spalle rivolte alla vetrata assolata. Qualcuno si è già tolto la giacca.

Un altro Consigliere invece mi chiede di abbassare ulteriormente la temperatura, un altro ancora propone di aprire la finestra, per un quarto va bene così.

La tensione, già alta per gli argomenti da affrontare e aumentata dal caldo, è alle stelle.

Propongo al Consigliere di cambiare posizione, in modo che il getto non lo colpisca, ma quello è il suo posto e da lì non si muove.

Un’unica bocchetta seminascosta nella boiserie distribuisce un po’ di refrigerio.

Il più giovane del gruppo mi guarda e con tono ilare mi dice: voglio proprio vedere come te la cavi.

Ok –  pensa fuori dagli schemi.

In silenzio esco dalla sala, recupero la scala degli elettricisti, prendo una matita, rientro con sorpresa di tutti così equipaggiata, apro la scala sotto la bocchetta, mi arrampico in equilibrio precario sui gradini con i miei sandalini col tacco e, con pazienza, giro tutte le alette di ventilazione verso un punto più neutrale.

Una risata di sollievo ed un mormorio soddisfatto di tutti e la tensione si scioglie.

L’ordine del giorno viene affrontato con leggerezza, alle 18.30 il Consiglio ha già finito.

Uscendo mi hanno fatto i complimenti, ma soprattutto l’atteggiamento di alcuni di loro nei miei confronti da quel momento è cambiato, è diventato più cordiale.

Che caldo!


Avete già letto “Real life: assistente si nasce o si diventa?“. Al prossimo appuntamento!

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